pratico, a volte anche seri e urgenti. Così nell'antichità i notevoli risultati raggiunti dai Greci e dai Romani nel campo dell'aritmetica, della geometria, della fisica e dell'astronomia furono dovuti in primo luogo alla necessità di risolvere diversi problemi di architettura, ingegneria delle costruzioni, problemi relativi alla navigazione, ecc. Non fu certo un caso, ad esempio, se un genio matematico come Archimede risolse problemi complessi relativi alla fisica dei fluidi ed all'ingegneria navale dal momento che la sua città, Siracusa, era ai suoi tempi una potenza marittima e commerciale. Forse dunque non ci si sbaglia a pensare che gli antichi non si trovarono mai nelle condizioni di fare i conti con nessun tipo di moto problematico se non addirittura drammatico (a parte forse le frecce, contro le quali potevano bastare corazze e scudi). Furono fortunati sotto questo aspetto, poichè sia Galileo, sia prima di lui altri matematici come Tartaglia vissero in un'età nella quale l'aria era spesso attraversata, con movimenti fulminei, potenti e spietati, da oggetti mai conosciuti dagli antichi: i proiettili dei cannoni.
Nel corso del Rinascimento le armi da fuoco, inventate e perfezionate tra la metà del Duecento ed il secolo successivo, avevano ormai raggiunto una potenza devastante e micidiale. Le stesse tecniche metallurgiche si erano perfezionate insieme ad esse, e tanto le grosse e corte bombarde, quanto le lunghe e affusolate colubrine venivano costruite in buona lega di bronzo a tutto vantaggio sia della sicurezza degli artiglieri sia soprattutto della potenza e della gittata. Tra le piccole e grandi nazioni dell'irrequieta Europa si innescò una vera e propria "corsa agli armamenti" capace di stravolgere in breve tempo le più consolidate tattiche militari di battaglia e insieme ad esse anche gli equilibri politici e militari. I cannoni spesso venivano anche utilizzati contro le mura di città e castelli e sin dalla fine del XV secolo le fortificazioni cominciarono a mutare aspetto: da dritte, verticali ed omogenee assunsero un'angolazione inclinata ed un aspetto "spigoloso", poiché i progettisti si resero conto che il "piano inclinato" riusciva a deviare i proiettili, attenuandone quindi la forza d'impatto. Di fronte a una tale "escalation" i governi europei dovevano però anche fare i conti…con la borsa. Le armi da fuoco avevano un grosso costo, non solo di fabbricazione ma anche di "esercizio". Oltre ai proiettili infatti anche la polvere da sparo costava molto, anche perchè dei tre semplici ingredienti di cui questa ultima era composta, carbone, salnitro, zolfo, il secondo giungeva generalmente dalle regioni baltiche, mentre l'ultimo doveva essere estratto dalle miniere. Soltanto tre regioni in Europa possedevano importanti miniere di zolfo: l'Islanda, la Svezia e la Sicilia. Da questi luoghi generalmente il minerale raggiungeva le città tedesche di Amburgo, Lubecca e Norimberga dove fabbriche specializzate lo mescolavano agli altri due ingredienti per produrne la micidiale e richiestissima - e quindi costosa - polvere nera. Considerando tali spese, dunque, sia i governi che tutti gli addetti all'uso dell'artiglieria si auguravano che le loro armi da fuoco sparassero con la migliore efficacia e precisione possibile onde evitare che proiettili e polvere da sparo si esaurissero prima di aver battuto il nemico. E a tal scopo non trascurarono di coinvolgere in questo serio problema anche i più illustri studiosi dell'epoca affinchè studiassero la traiettoria dei proiettili in maniera quanto più rigorosa e scientifica possibile.

disegno di cannoni del XIV° secolo

“Se la legge esige da te che tu compaia come testimone in una perizia, rimani pur sempre uomo di scienza. Non è tuo compito vendicare una vittima, salvare un innocente o distruggere un colpevole. A te spetta solo di testimoniare, nei limiti del tuo sapere e del tuo patrimonio scientifico: non fare il giudice o il giustiziere o peggio il prete. Lascia fuori dalla porta dell’aula ogni tua passionalità, ogni tuo tornaconto, ogni tentazione di fare accademia, che a nulla serve per risolvere un caso. Sei anche tu un uomo, un povero uomo: ricordatelo sempre!” - Georges Burgess Magrath