Se è vero che
la storia attribuisce a Galileo Galilei il merito di aver dato origine alla
scienza moderna, fondando un nuovo metodo scientifico basato sull'osservazione
sperimentale ed il calcolo matematico, si può individuare un periodo
ben preciso nell'attività del grande scienziato pisano che può
essere considerato il punto di origine tanto della messa a punto del suo
metodo, quanto delle sue rivoluzionarie scoperte. Ancor giovane si occupa
infatti del problema del moto, finendo col studiarlo, in barba a tutta la
tradizione culturale, esclusivamente nei suoi aspetti fisici e matematici.
Mentre infatti la cultura predominante, seguendo gli scritti aristotelici,
distingueva diversi tipi di movimento (naturale, violento, rettilineo, circolare),
Galileo semplifica la questione assimilando qualunque genere di moto ad
un unico tipo, il moto "inerziale" (pur senza definirlo esplicitamente),
e lo analizza solo nei suoi aspetti esclusivamente fisico-matematici, cioè
direzione, velocità, accelerazione, ecc. Ciò che a noi oggi
può sembrare scontato e banale, per quei tempi si trattò di
una vera e propria rivoluzione concettuale, contro la quale non mancarono
di polemizzare coloro che rimanevano ancorati alle vecchie definizioni aristoteliche.
Però provando a capovolgere il problema storico potrebbe al contrario
stupire noi moderni proprio l'incapacità dell'antica scienza greca,
peraltro di alto livello nella matematica e nella fisica, di giungere ad
un risultato scientifico tutto sommato così abbastanza semplice.
Quale fu, in sostanza, il vero motivo per cui Euclide, Archimede ed i tanti
altri geniali matematici del mondo antico non ritennero opportuno applicarsi
allo studio del movimento, analizzandolo in forma strettamente matematica,
ma anzi finirono con l'accettarne passivamente le tradizionali definizioni
aristoteliche, di tipo filosofico e qualitativo ?
Comunemente gran parte della responsabilità viene attribuita all'esagerata
venerazione di cui godevano nell'antichità le opere ed il pensiero
di Aristotele (384 - 322 a. C.), tanto da indurre gli studiosi a lui successivi
a non mettere minimamente in discussione le sue teorie, accettandole d'autorità
per poi seguire nuove ricerche. Alla strapotente fama del filosofo di Stagira
i critici moderni hanno attribuito ad esempio la colpa di aver oscurato
il pensiero di Democrito (460 - 370 a. C.) che aveva intuito la possibilità
di studiare la natura in senso strettamente meccanico. Ciò in realtà
non può essere totalmente vero poichè il medesimo Aristotele
cominciò ad essere criticato e corretto proprio alla fine dell'età
antica, ad esempio da un certo Giovanni Filopono (V-VI sec. d. C.) che proprio
nel caso del moto introdusse una nuova qualità, l'impetus. Inoltre
anche nel Medioevo (che aveva ereditato dal passato la medesima cultura
aristotelica con annessa ammirazione), nel corso del XIV secolo sia presso
l'Università di Parigi, sia al Merton College di Oxford, studiosi
come Nicola Oresme, Giovanni Buridano, Alberto di Sassonia ed altri, ripresero
l'argomento cercando disinvoltamente di rettificare le teorie del filosofo
greco anche sul movimento. Tuttavia pur introducendo alcuni metodi e concetti
innovativi (come ad esempio l'uso di grafici geometrici da parte di Oresme)
non influirono più di tanto sul cammino scientifico e culturale dell'epoca
che rimase pressocchè insensibile alle loro teorie.
In realtà come accade spesso nella storia della scienza, i progressi
più decisivi e rivoluzionari avvengono quando si è nella necessità
di risolvere problemi di ordine

