La balistica interna studia i
fenomeni che accadono dal momento della percussione dell'innesco della cartuccia
fino al momento in cui il proiettile esce dalla bocca dell'arma, divenendo
oggetto di studio della balistica esterna.
A seguito della violenta percussione del percussore sulla capsula dell'innesco,
la composizione innescante viene schiacciata contro l'incudinetta della
capsula (nel caso della percussione anulare l'innesco viene schiacciato
contro il metallo dell'orlo del fondello); la composizione detona producendo
un intenso dardo di fiamma che, attraverso i fori dell'innesco, raggiunge
la carica di polvere, dando inizio alla sua deflagrazione.
Questa sarà più o meno veloce in relazione alla forza dell'innesco,
al tipo, conformazione e quantità della polvere, alla densità
di caricamento (rapporto tra volume della polvere e spazio nella cartuccia),
alla compressione esercitata sulla polvere, alla forza con cui il proiettile
è trattenuto dal bossolo, ecc.. La polvere deve poter bruciare completamente
prima che il proiettile esca dalla canna, sia perché così
tutta l'energia viene sfruttata, sia per evitare che i residui si infiammino
fuori della bocca dell'arma (vampa di bocca).
La polvere brucia sempre perpendicolarmente alla sua attuale superficie
e la quantità di gas prodotti dipende in ogni istante dalla pressione
sviluppatasi e dalla forma geometrica dei granelli di polvere. Se la superficie
del granello diminuisce durante la combustione (granelli tondi o a lamelle),
si ha una polvere degressiva (offensiva), se aumenta (grani o tubetti con
più fori) si ha una polvere progressiva; se rimane costante (tubetto
con un foro) si ha una polvere neutrale. La velocità di deflagrazione
può venire influenzata da trattamenti della superficie del grano.
Le polveri offensive sono più indicate per armi a canna corta in
cui non ha senso una pressione che si esplica dopo che il proiettile ha
abbandonato l'arma; le polveri progressive sono preferite nelle armi a canna
lunga e in tutti quei casi in cui si preferisce non sottoporre ad eccessive
sollecitazioni le pareti dell'arma.
La deflagrazione della polvere sviluppa una grande quantità di gas
(circa un litro per ogni grammo di polvere) che si dilatano per effetto
del calore (oltre 2000 gradi); un litro di gas, racchiuso in uno spazio
minimo e sottoposto a tale temperatura produce un aumento di pressione che
in un fucile a palla giunge a superare i 3000 kg/cm2 (circa 500 atmosfere
in un fucile a canna liscia). La pressione così sviluppatasi si esercita
in tutte le direzioni: contro le pareti del bossolo che viene pressato contro
la parete della camera di scoppio (così assicurando che non sfuggano
gas all'indietro), contro il fondello che viene premuto contro l'otturatore,
contro il fondo del proiettile che viene spinto in avanti; essa continua
a crescere fino al momento in cui il proiettile si svincola dal bossolo
e inizia il suo percorso. aumenta quindi lo spazio a disposizione per i
gas, ma fino a che la produzione di gas è maggiore dello spazio a
disposizione, continua ad aumentare la pressione, il che aumenta la produzione
di gas. Raggiunto l'equilibrio tra i due valori, la pressione inizia a calare.
La combustione deve essere regolata in modo da non superare certi valori
di pressione massima e di pressione alla bocca ed in modo che la combustione
si concluda all'interno della canna. Il picco di pressione massima si verifica
molto presto, in genere da alcuni millimetri a pochi centimetri di

