La prima cartuccia per armi leggere militari risale al 1586. Consisteva in un carico di polvere da sparo e un proiettile in un tubo di carta. La carta spessa infatti è ancora conosciuta come carta balistica, per il suo antico uso . Tale cartuccia era usata nelle armi da fuoco militari a carica frontale o avancarica: la base della cartuccia veniva tolta dal soldato, la polvere da sparo veniva versata nella canna e quindi inserito il proiettile.
Prima dell'invenzione dell'acciarino, avvenuta intorno al 1635, l'innesco (una polvere da sparo a grana fine detta polvere serpentina) era originariamente contenuto in una fiaschetta, da cui colui che sparava l'introduceva nello scodellino di accensione. In epoca successiva lo scodellino veniva riempito dalla cartuccia prima descritta. Il meccanismo del moschetto ad acciarino, in cui lo scodellino era coperto da un pezzo di acciaio rigato contro cui sfregava la pietra focaia, rese inutile questo metodo di innesco, poiché nel caricamento una parte del carico di polvere passava dalla canna attraverso il focone direttamente nello scodellino.
Il successivo importante miglioramento nel metodo di accensione fu l'introduzione della capsula di percussione in rame. Questa fu impiegata in maniera generalizzata ai moschetti militari britannici (i Brown Bess) nel 1842, un quarto di secolo dopo, l'invenzione della polvere da percussione e dopo una laboriosa serie di test governativi tenutisi a Woolwich nel 1834. L'invenzione che rese possibile la capsula di percussione, fu brevettata da A. J. Forsyth nel 1807, e consisteva in un innesco di clorato di potassio, zolfo e carbone di legna che esplodeva per concussione. Quest'invenzione fu gradualmente sviluppata, e usata prima in una capsula di acciaio, e poi in una di rame, da vari armaioli e privati prima di giungere ad un uso generalizzato in ambito militare circa trent'anni dopo. La modifica delle armi in uso, dall'acciarino alla percussione, fu eseguita facilmente sostituendo lo scodellino con un luminello perforato, e sostituendo il grilletto che portava la pietra focaia con uno più piccolo in cui era praticato un incavo conformantesi al luminello; su quest'ultimo veniva posta la capsula contentente la miscela detonante, ora composta da tre parti di clorato di potassio, due di fulminato di mercurio e una di vetro in polvere. La capsula detonante così fatta portò all'invenzione della moderna cartuccia, e rese possibile l'adozione generalizzata della retrocarica per tutte le varietà di fucili e pistole.
Probabilmente nessuna invenzione collegata con le armi da fuoco ha comportato tali cambiamenti nei principi costruttivi come quelli derivanti dal bossolo ad espansione. Questa invenzione rivoluzionò completamente l'arte di costruire pistole, fu applicata con successo a tutte le tipologie di armi da fuoco, e fece nascere una nuova e importante industria, quella della produzione di cartucce.
Il suo carattere principale è la prevenzione di tutte le fughe di gas dalla culatta al momento dello sparo, per mezzo di un involucro deformabile. Prima di questa invenzione i fucili venivano caricati con polvere da innesco, polvere da sparo, stoppaccio, proiettile e capsula in rame, tutti inseriti separatamente. Il primo modello efficiente di involucro fu brevettato, secondo alcuni esperti, da un certo Houiller, armaiolo parigino, nel 1847; secondo altri da Lefaucheux, anch'egli armaiolo parigino, intorno al 1850.

“Se la legge esige da te che tu compaia come testimone in una perizia, rimani pur sempre uomo di scienza. Non è tuo compito vendicare una vittima, salvare un innocente o distruggere un colpevole. A te spetta solo di testimoniare, nei limiti del tuo sapere e del tuo patrimonio scientifico: non fare il giudice o il giustiziere o peggio il prete. Lascia fuori dalla porta dell’aula ogni tua passionalità, ogni tuo tornaconto, ogni tentazione di fare accademia, che a nulla serve per risolvere un caso. Sei anche tu un uomo, un povero uomo: ricordatelo sempre!” - Georges Burgess Magrath